Bollettino per i “naviganti”

I naviganti sono naturalmente i lettori del blog, di questo blog. In definitiva naviganti poteva essere scritto anche senza virgolette, essendo parole come internauta, o semplicemente navigazione internet, ben inserite da tempo nel vocabolario e da ancora prima Nel linguaggio comune.

Precisazione. Le numerose, troppe, frasi in parentesi che troverete e che rendono forse fastidiosa la lettura, mi sono in realtà venute in mente mentre scrivevo e le ho fissate per non dimenticarmele. Non necessariamente sono cose pertinentissime, ma perché nell’era del valore aggiunto, non metterle! Confesso che sono stato forse influenzato da alcune lettere di Gualtiero Sbardelli che ho recentemente acquisito e che sono scritte fitte fitte e piene di richiami e note nonostante che nel 1947 non esistesse Word (ma questa é davvero un altra storia; comunque chi fosse interessato a Sbardelli può leggere un articolo in questo blog)


Scrivo dunque queste righe – come una sorta di comunicazione work in progress (ma poi perché non si dice stato avanzamento lavori?} e momento interattivo – dedicate agli amici coinvolti in articoli che dovranno uscire a breve (sia qui sia sulla carta stampata) dato che oggi sarò impegnato a seguire Convegno Simfer al Fuligno in via Faenza (oggi diventati il centro di formazione di Montedomini) per buona parte della giornata e difficilmente potrò dedicarmi ai due articoli. Approfitto dunque per creare un momento di confronto con coloro che sono partecipanti, citati, o ad altro titolo coinvolti in quanto narrato.

Spero di poter avere risposte, conferme, consigli, critiche e quant’altro sull’articolo dedicato a medici artisti pittori, fotografi, scultori e cyber artisti (ma si dirà poi così o forse basterebbe parlare computer art?) e all’altro articolo in ricordo di Lelia.

Medici artisti. Impossibile in una pagina descrivere tutto quanto avvenuto al Donatello il 30 aprile scorso. Ho sottolineato medici artisti e non pittori, in quanto la schiera dei fotografi e cultori di computer art, compreso chi scrive, è percentualmente ben rappresentata! Ho pensato di tratteggiare la storia del sodalizio a partire dagli anni ‘60 ai nostri giorni, ricordando gli spazi espositivi e le segnalazioni sulla stampa. Descriverei, in termini di gruppo, numero di espositori, tecniche usate, stili proposti. Inserirei un collage delle opere esposte, ovviamente un’opera per artista, cercando di mettere in didascalia nomi e titolo dell’opera. L’articolo verrà pubblicato su La Toscana Nuova di Giugno.

Lelia. Lavoro facile è difficilissimo ad un tempo ricordare Lelia. Ho deciso e concordato con la redazione di focalizzare la trattazione sul rapporto di Lelia con il Gruppo Donatello, con i Donatelliani. Il concetto di Donatelliani che ricordano una Donatelliana è annunciato fino dal titolo! Ho chiesto e ottenuto testimonianze dai Donatelliani, testimonianze che non si sono fatte attendere tramite mail, whatsapp, telefono, testimonianza orale diretta. Vorrei riuscire a scrivere un ricordo corale, per quanto possibile originale. Mi hanno particolarmente colpito resoconti di amici andati a far visita a Lelia nel suo studio e le atmosfere che l’ambiente di lavoro trasmetteva. Interessante la testimonianza di Enrico relativa all’esecuzione di un murales assai particolare in una scuola di un paese del pistoiese. L’articolo verrà pubblicato su La Toscana Nuova di Giugno.

Promemoria andando verso l’estate

Raccordo-promemoria e progetti

Ancora a proposito di Gualtiero Sbardelli, poeta e commediografo di Sarteano. Ricordo il breve testo “A partire dal ritrovato sonetto di Gualtiero Sbardelli“, e altro articolo pubblicato sulla rivista La Toscana nuova “Gualtiero Sbardelli. Poeta e Commediografo tra Roma e la Toscana” riproposto su questo blog con lievissime modificazioni. A proposito di Gualtiero Sbardelli segnalo la recente acquisizione di importante materiale che permetterà a breve la pubblicazione di nuovi articoli su questo blog, ma anche su riviste e forse anche la pubblicazione di un testo. La documentazione di cui sopra ha consentito di ricostruire alcuni aspetti, alcuni eventi, alcuni periodi legati alla biografia di Gualtiero Sbardelli. Ciò in virtù del fatto che in tutti i suoi scritti, siano essi appunti di lavoro, progetti, o semplice corrispondenza, tutto è sempre ben circostanziato, datatao puntualmente e puntualmente descritto il luogo di svolgimento di quanto egli scrive. Oggi si direbbe geolocalizzato spazialmente e collocato temporalmente. Questo modo di procedere farebbe supporre che Sbardelli avesse forse in mente di riprendere in mano gli scritti in tempi successivi alla stesura, forse proprio per tratteggiare un’autobiografia. Ma questo, con la sua prematura dipartita non sarà mai scoperto.

A proposito del libro “Radicofani” di Alberto Luchini. Succede qualcosa di molto singolare, ovvero che la ricerca bibliografica e l’acquisizione di importante documentazione sta trasformando l’iniziale intenzione di scrivere una recensione in qualcosa di ben più ampio. Qundi pubblicazione per ora rimandata, ma se i tempi dovessero ancora dilatarsi pubblicherò almeno una sintesi.

I due precedenti passi dove si descrive i lavori dedicati a Sbardelli e Luchini, rivestono in questo blog particolare significato, aprendo prospettive nuove e non solo editoriali. Nell’uno e nell’altro caso sono partito da un unico libro, unica fonte, e in entrambi i casi ho trovato non comuni stimoli di approfondimento e ricerca, un’occasione, anche se sono due ma accostabili a fondersi in unica esperienza per significato, dicevo un’occasione che permette di andare a scoprire e/o riscoprire una enorme quantità di cose della vita, della famiglia, della scuola, di anni lontani, di ricordi sfumati che riaffiorano, e chissà di quanto altro. Non so se riesco pienamente a descrivere e a fare comprendere questa esperienza, ma vale la pena provare.

In preparazione, un poster, che unito ad un testo e 44 diapositive sarà presentato ad convegno medico alla fine di Maggio 2022.

Ancora in preparazione una sintesi del lavoro di Marcello Cossio “Neologismi e Neologisti”, a cui va ad aggiunersi una nota dello stesso Cossio su “La Sindrome di Otello“. Piace ricordare ancora il contributo di Marcello Cossio al sodalizio “Inconcepibile urbano” . Ognuno di qquesti temi meriterebbe una singola trattazione, ma in un primo momento verrà proposta una panoramica generale.

Ricordi ed oblii ovvero ricordo di un articolo… sui ricordi!

Ricordi ed oblii ovvero ricordo di un articolo… sui ricordi!

Vorrei dimenticare, ma non ricordo cosa” (da Rifarsi una vita di Sergio Caputo)

Se uno scritto rimane troppo tempo in fondo a un cassetto due son le cose: o lo cancelli o lo rendi visibile” (Cit.)

Precisazione. Come accennato in altre sezioni del blog, l’articolo sulla tematica “ricordi ed oblii” avrebbe dovuto nelle iniziali intenzioni assumere  maggiore spessore e approfondimento. Per una serie di motivi così non è stato, e allora, seguendo anche il consiglio dell’anonimo giornalista consigliere (che poi così anonimo non è) mi decido a presentarlo, non rinunciando comunque al progetto iniziale in un futuro forse neppure troppo lontano.

E’ quasi un paradosso (o forse no!) introdurre un argomento del genere con una… dimenticanza! Infatti non riuscivo più a trovare  un articolo, un breve articolo dal titolo “Il ricordo e l’oblio“. In realtà dopo accurata ricerca l’ho ritrovato! Perché non “ricordare”  un titolo siffatto sarebbe stato grave davvero!

Ho ricordato poi – e subito stavolta l’ho ritrovato! – un interessante articolo di Lahiri Jhumpa (2017) sulle lacune, in qualche modo collegato alla tematica.

La comune esperienza di non ricordare alcune cose, alcuni nomi, ha trovato ampio spazio nella ricerca psicologica a partire dalla “Psicopatologia della vita quotidiana” di Freud. Accanto a questo fenomeno, ce n’è un altro assai curioso: l’esperienza, quella di ricordare con una certa frequenza episodi apparentemente privi di significato.

La perdita di oggetti e la mancata esecuzione di azioni, le dimenticanze e quant’altro sono state oggetto di studio e disquisizione da sempre. Un pilastro di questa tematica è rappresentato sicuramente da due scritti di Freud: “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901) e “Il motto di spirito e i suoi rapporti con l’inconscio” (1905) esaminano appunto una serie fenomeni (lapsus, dimenticanze, errori di stampa, smarrimento o rottura di oggetti, motti di spirito, ecc.)

Nel trattato di psicoanalisi di Cesare Musatti un intero capitolo “Le disfunzioni momentanee della memoria” prende in esame tutti gli aspetti della dimenticanza, includendo non solo nomi e parole, ma anche fenomeni collegati quali lapsus e deja vu.

E si potrebbe andare avanti…

Ma ritorniamo all’inizio, al citato articolo “Il ricordo e l’oblio“. Va precisato che questo articolo, pur pubblicato in una rubrica di una rivista medica, fu dagli autori scritto con piglio volutamente divulgativo. La collocazione in uno spazio diverso da quello degli articoli scientifici e l’assenza di riferimenti bibliografici del resto, sottolineano ciò. Ancora i nomi degli Autori, come facilmente intuibili, sono pseudonimi. Vengono lasciati tali, in quanto impossibile per ragioni diverse chieder loro di rivelarli.

Allen’s J., Orodio H.: Il ricordo e l’oblio (Rubrica “Cronache della mente”). Etruria Medica, Vol. 5, 1990 n.1, pag. 75

IL RICORDO E L’OBLIO

Il patrimonio di ricordi individuale gioca un ruolo importante nelle umane vicende. Il tempo passato, prossimo o remoto che sia, esercita da sempre un fascino sottile e complice; talvolta questo fascino si tinge di malinconia, ma anche questo tipo di memoria in “bianco e nero”  tutto sommato ci piace. Un fatto qualsiasi avvenuto l’altro ieri, frammenti d’infanzia, addirittura pezzi di filogenesi, appartengono comunque alla personale segreta esclusiva biblioteca di ogni individuo.

Ricordi” a contenuto affettivo e ricordi a contenuto aggressivo, quotidianità ripetitive inevitabilmente banali o fatti straordinari come pietre miliari di un esistenza; ancora situazioni  emotivamente neutrali così come situazioni limite per convinzione, cultura esperienza di un singolo individuo possono coesistere. La superficializzazione di essi, dietro sollecitazioni le più varie è in grado di modificare il modo di porsi del singolo nei confronti del contesto sociale circostante; passionalità troppo accentuate e radicalizzazioni estreme appaiono comunque il più delle volte autocontrollate da meccanismi complessi atti appunto a salvaguardare l’integrità, dando corpo alla teoria secondo cui esiste una regione psichica deputata a ricacciarvi pensieri (e ricordi) inaccettabili o rappresentanti una potenziale minaccia.

Ricorrenza e frequenza di certi ricordi sono molto verosimilmente in rapporto con la vita interiore; la persistenza di certe immagini è frequente in molti quadri psicopatologici.

Forma particolare di pseudo ricordo è il “deja vu”, sulla cui interpretazione tuttora persistono molti dubbi. Secondo la psicoanalisi tale fenomeno corrisponderebbe al ricordo di una fantasia inconscia.

Nella complessità si può parlare di “forma e contenuto” del ricordo; della prima viene riferito più avanti, mentre rispetto a contenuti si possono evidenziare attribuzioni (spazio-temporale, unicità-ripetitività della situazione evocata), nonché caratterizzazioni emotive, sensoriali, di situazione.

In realtà più che di ricordo sarebbe più corretto parlare di ricordare, a sottolineare la successione e la connessione dei momenti psichici che promuovono questo atto complesso; quindi ricordo come azione articolata piuttosto che come azione semplice. Anche la soggettività del vivere il ricordo è assai misteriosa. Vi sono persone che riescono a “visualizzare” il ricordo in qualsiasi situazione altre che necessitano di particolare disposizione e assai curiose sono le risposte che vengono fornite quando si chieda a qualcuno una descrizione “tecnica” del ricordo. Nonostante il potenziale retaggio della vita quotidiana, non è molto diffusa la descrizione dell’immagine come raffigurata in schermi o comunque descritta su un piano geometrico a due dimensioni. Frequentemente il ricordo viene descritto con l’introduzione di una terza dimensione, come un cono o come una piramide al cui vertice corrisponde il punto di “osservazione”; altre volte, rimanendo nelle tre dimensioni, vengono evocate forme solide irregolari, soggettivamente descritte come somiglianti a nuvole o montagne.

La successione delle immagini è spesso sorprendentemente descritta come una sorta di autentico montaggio cinematografico con tanto di modificazioni sceniche, cambi di punto di “osservazione”, zoommate. Ci  sono dei casi, molto prudentemente si potrebbe azzardare che siano più frequenti in soggetti anziani, in cui il ricordo scorre lungo una linea orizzontale muovendosi da sinistra verso destra.

La “celebrazione” del ricordo è cosa abbastanza diffusa, e non solamente dopo avvenimenti di una certa rilevanza (lutti, successi etc.), ma anche in condizioni di assoluta neutralità emotiva. Ricordi di analogia sono particolarmente frequenti quando si venga a creare una situazione di potenziale raffronto tra due situazioni o tra due soggetti; si tratta di ricordi tendenzialmente indirizzati a elaborazioni più complesse, generalmente di tipo immaginario o fantastico, con evoluzione e finale lieti oppure drammatici.

Questo “trattamento” del ricordo è alla base di non poche creazioni letterarie narrative; in questo caso ci troviamo di fronte ad una costruzione psichica articolata, di cui il ricordo rappresenta una sorta di materia prima.

Per estensione il ricordo è anche una sorta di controllo situazionale, atto a evitare o a modificare, ma anche a perfezionare e ripetere una precedente esperienza; è plausibile che certi fatti , più di altri, vengano ritenuti in condizione di subitanea fruizione. Si potrebbe azzardare una divisione di competenza: area dei ricordi utilitaristici, area dei ricordi afinalistici. Dalle descrizioni raccolte i primi appaiono più semplici e circostanziati ed anche “più nitidi”; i secondi più elaborati e complessi.

Nell’accezione comune ricordo e memoria sono talvolta usati come sinonimi, anche se il termine ricordo presupporrebbe o sottolineerebbe una maggiore attiva partecipazione. Il rapporto tra il singolo e i propri ricordi introduce una serie praticamente illimitata di temi: la creatività, la riflessione, a celebrazione, la solitudine, e così via.

La durata del ricordo è assai variabile e tutto sommato anche mal definibile, dato che i ricordi “puri” tendono molte volte a divenire ricordi elaborati, falsando così ogni possibilità di stima. Purtuttavia una qualche considerazione può essere fatta.

Innanzitutto molte persone descrivono un gran numero di “ricordi istantanei” come il flash-Back cinematografico, sottolineando la fuggevolezza con frasi del tipo “è passato di corsa” Altra considerazione è quella che persone descrivono di aver avuto dei ricordi lunghissimi, invitati a riflettere attentamente su quanto da loro detto e a cercare sicuri riferimenti temporali, hanno riconosciuto di aver notevolmente sovrastimato la durata del ricordo.

J.A & H.0.

Letture di approfondimento:

Allen’s J., Orodio H.: Il ricordo e l’oblio (Rubrica “Cronache della mente”). Etruria Medica, Vol. 5, 1990 n.1, pag. 75

Freud S.: Significato antitetico delle parole primitive (1910). In Psicoanalisi e società. Paperbacks 6, Newton Compton Italiana, 1969.

Freud S.: Psicopatologia della vita quotidiana (1901).  Mini mammmouth, Newton Compton 2014

Freud S.: Psicopatologia della vita quotidiana (1901). In “Freud Opere 1886/1905. I Mammouth. Newton Compton, 1992 (pag. 828 e seg.)

Lahiri Jhumpa Le lacune di Dante e di Dylan esaltano il “non detto”. La Lettura 13 Agosto 2017

Musatti C.: Trattato di psicoanalisi, Boringhieri 1967, pagg. 349-383

A proposito di Mauro Mari in arte Maris. Pubblicato su “La Toscana nuova”

Con piacere segnalo un breve contributo su Mauro Mari in arte Maris. E’ motivo di soddisfazione veder pubblicato questo contributo su una rivista importante e capillarmente diffusa in Toscana e non solo in Toscana. Di seguito il testo originale con minime modifiche rispetto a quello pubblicato, di cui è riprodotta la pagina.

Rif.to bibliografico

Della Lena Roberto: Maris. Un viaggio a colori da Siena a Schifano e oltre. La Toscana Nuova, Marzo 2022, pag. 71

Ho conosciuto Maris nel 2012 in occasione dell’inaugurazione della sua mostra personale Apocalisse presso il Gruppo Donatello di Firenze; in quell’occasione parlammo a lungo delle sue opere e del suo percorso artistico. Ci siamo incontrati anche successivamente; ho avuto modo di ascoltare con interesse i suoi racconti, ho più volte rivisto ed apprezzato i suoi quadri in esposizione e nel suo studio, ho anche letto il suo libro autobiografico ritrovando cose che avevo già saputo da lui e scoprendone di nuove. Un destino curioso lega le nostre vicende. Entrambi siamo approdati a Firenze dopo aver vissuto a Siena ed entrambi siamo arrivati a Siena dalla provincia. Curiosamente sia a Siena che a Firenze abbiamo vissuto e viviamo nella stessa zona.
Prendo proprio lo spunto da queste coincidenze che furono argomento di conversazione nel lontano 2012 in occasione della già menzionata mostra personale. Siena è una città piccola per superficie e numero di abitanti, ma grande e molto importante per arte, turismo, tradizioni.
Tra queste ultime una in particolare: il Palio, un evento che si comprende soltanto se si vive a Siena, e probabilmente del tutto lo si capisce soltanto se a Siena si è nati.
Ma perché prenderla così larga e parlare di Siena? Non solo per l’approdo prima senese e poi fiorentino legato a trasferimenti e traslochi, ma anche perché in quella discussione – e in tante altre successive – ci siamo chiesti se e quanto due elementi abbiano influenzato la fantasia di tanti artisti ed anche la nostra: i colori senesi delle varie contrade e l’onnipresente rosso delle case. Queste discussioni sul tema “emigrazione-città-provincia-cambiamento” e sul “potere del colore” non hanno in effetti avuto definitiva risposta, ma hanno continuato ad incuriosirci e si sono riproposte nel tempo. Maris ha praticamente dipinto da sempre; un evento è stato per lui particolarmente significativo, ovvero la sua frequentazione con l’importante artista Mario Schifano che lo ha indubbiamente e positivamente influenzato, come egli stesso testimonia nell’autobiografia: «Mario Schifano, dopo aver visitato mi invitò nel suo studio nei pressi di Arcetri […] mi dava utili consigli sulla tecnica pittorica, in particolare riguardo la miscelazione delle vernici e nell’uso degli smalti per ottenere particolari effetti cromatici […] mi incitava a dipingere con spontaneità privilegiando l’immediatezza del gesto». Ho più volte riletto queste frasi e ho sempre pensato – osservando anche opere molto datate – che quanto Schifano gli suggeriva, Maris lo avesse, almeno in parte, autonomamente già posto in essere. Naturalmente la guida di Schifano lo ha rafforzato, gli ha dato conferme, lo ha convinto che la strada intrapresa fosse quella giusta. L’esplosione del colore – e non è un modo di dire – è pressoché sempre protagonista nelle tele di Maris, e, accanto al suo naturale istinto creativo e alla lezione di Schifano, anche i colori delle contrade senesi forse hanno davvero influenzato la sua pittura. La produzione pittorica di Maris è enorme; probabilmente nemmeno lui sa quanti quadri ha dipinto dagli inizi degli anni Settanta ad ora. Troppe sarebbero le mostre da ricordare, dalla già citata Apocalisse alla personale al Baraka di Firenze, ad altre personali a Cremona, Montecatini e in molte altre città italiane e anche all’estero.
Altri colori, quelli della vita, sono stati tracciati – stavolta non con i pennelli, ma con la penna – in un libro autobiografico dal titolo Vita… vita che ebbi a leggere alcuni anni fa, proprio poco dopo la pubblicazione. È in quel libro molto sintetico, ma ad un tempo molto esaustivo, che si comprende appieno la vicenda artistica e umana di Maris. Un libro che ripercorre una vita intensa, fatta di arte, di trasmissioni antesignane sulle TV private, di gallerie come espositore ma anche come gallerista (nel 1972 fondò la San Frediano nell’omonima strada fiorentina). Un libro dove accanto alla cronaca, agli eventi, usando una metafora, si affacciano e sfilano i colori della vita: il rosso dell’entusiasmo, le tinte fosche di giorni più difficili, il verde della speranza. Un Maris dunque artista a tutto tondo, che scrive, ti parla e ti racconta ora ricevendoti nel suo bellissimo studio lungo l’Arno ora davanti ad una tazzina di caffè, sempre con lo stesso entusiasmo e con la stessa passione. Dunque alla prossima mostra, al prossimo libro, alla prossima chiacchierata!

Su Mauro Mari in arte Maris, vedi anche in questo blog: “Vita… Vita” di Maris Recensione del libro “Vita… Vita” di Mauro Mari in arte Maris – “Apocalisse”, Mostra personale di Mauro Mari in arte Maris

A proposito di un quadro e di un racconto

A proposito di un quadro e di un racconto

Una (fra le tante) caratteristiche dell’opera d’arte, forse una vera e propria funzione, è quella di trasmettere emozioni al fruitore, di attivare la fantasia, talora la memoria.

Si pensi alla Sindrome di Stendhal, ovvero quella impetuosa esperienza emotiva a cui taluni vanno incontro di fronte alla bellezza di un’opera d’arte. Ma la sindrome di Stendhal appartiene ai massimi sistemi, ma ricordi, emozioni, fantasie possono essere attivate anche da opere più comuni, più ordinarie.

Qui un piccolissimo esempio, un’sperienza assai semplice, che probabilmente molti hanno provato, e provvisoriamente definibile “Quando un dipinto ti fa venire a mente qualcosa”.

Ho, appeso ad una parete, un delizios quadro, di piccolo, formato un 30 × 30. Vi è rappresentato un gruppo di otto uomini; tutti in piedi, tutti vestiti di blu elegantemente.

È da sempre che l’immagine del quadro evoca in me un ricordo legato ad un racconto di Gilbert Keith Chesterton, il creatore di Padre Brown, il sacerdote che oltre ad essere buon ministro del culto è anche ottimo investiagore. Il racconto a cui mi riferisco è raccolto assieme ad altri nel libro “Le avventure di Padre Brown”.

Va detto che ho scoperto il libro ben prima della trasposizione televisiva del 1970, che vedeva Rascel nei panni del prete investigatore e Arnoldo Foà in quelli del criminale Flambeau, che però criminale rimane per poco, ravvedendosi e diventando collega ed amico di padre Brown.

Ho scoperto infatti padre Brown qualche anno prima, nel 1964, per merito di una illuminata insegnante che in seconda media propose a me e ai miei compagni di classe come libro di lettura proprio il testo con le avventure del singolare prete.

Ma torniamo al quadro e a quanto esso mi evochi in qualche modo la oramai datata lettura. In particolare si tratta di un passaggio di un racconto, e sarebbe opportuno riuscire a ritrovare il titolo, di quando Flambeau – abbiamo visto inizialmente criminale poi redentosi e collaboratore di. Padre Brown – si reca, o meglio si infiltra in una elegante festa di gala per rubare qualcosa di prezioso. Nei saloni della festa Flambeau, si mescola ai presenti, usando un colpo di genio che mi è sempre rimasto in mente: attraverso l’abbigliamento indossato (abito completo scuro elegnte), attraverso i comportamenti, muovendosi abilmente studiando spazi e tempi, riesce a far credere ai camerieri di essere un invitato e agli invitati di essere un cameriere. Non ricordo come va a finire, sono sincero, ma questo ricordo del singolo che riesce a diventare doppio mi è sempre rimasta in mente, anche, vedendo quel piccolo quadretto. Confesso però che non ho mai capito quale delle otto persone sia Flambeau. Che sia riuscito a confondersi tra i vari personaggi anche nel quadro?!

PS Non trovo più il libro e quindi pur ricordando quanto sopra ho scritto, non sono in grado di riportare il titolo del racconto. Qualcuno magari lo ricorda?

PPS Qualcuno vuole raccontare un proprio ricordo legato a un quadro?

Appendice. 14 Marzo 2022, Molte sono state le risposte, pertanto a breve aggiungerò una sintesi dei messaggi e delle telefonate ricevute. Cito solo il nome, non il cognome, degli Autori, salvo loro diversa indicazione.

Annamaria, grande appassionata di lettura, mi ha consentito di risalire all’episodio citato che vede protagonista Flambeau nei racconti di Padre Brown. Si tratta del racconto “Gli strani passi” e il passo (scusate il bisticcio) che ricordavo è il seguente: “Il momento più difficile fu quando i camerieri si misero in fila; ma anche allora fece in modo di appoggiarsi al muro proprio sull’angolo, cosicché, in quel momento importante, i camerieri lo credettero un signore, e i signori un cameriere.”

Gabriella ancor prima di scrivere mi ha telefonato e mi ha riferito un suo lontano ma vivido ricordo. Ricorda come si sia prima incuriosita e poi invaghita di un quadro attaccato ad una parete di casa che rappresentava una veduta della città di Anversa ed è successivamente andata visitarla. Probabilmente senza quel quadro, quel viaggio non sarebbe mai avvenuto!

Un altro amico, Carlo, ha avuto un’esperienza molto simile alla mia con un quadro presente in casa da sempre attivando ricordi e immaginazione. Ecco la descrizione: “Si tratta di una scena di caccia: un cacciatore che spara, un cane che corre a recuperare una lepre che colpita si rotola nel prato. Siamo nei primi anni cinquanta, il quadro era appeso in una piccola bottega del mio paese. Tutte le volte che entravo accompagnato da mia madre, la prima cosa era quella di posizionarmi ” in estasi” di fronte a quel quadro. Sono trascorsi circa settanta anni, ma ho ancora nitido il ricordo di ogni particolare del quadro e se chiudo gli occhi riesco a ricordare ancora l’odore di quel piccolo emporio, dove la la titolare, una donnina minuscola con i capelli raccolti in un piccolo picchio, con gli occhiali appoggiati al termine del naso, vendeva un po’ di tutto: frutta, dolci, paste, brioche, castagnaccio, lupini, piccoli giocattoli, pistole ad acqua, fucilino con fulminanti, palline di vetro multicolori e, per coloro che non se lo potevano permettere, c’erano le palline di terracotta colorate, che da noi si chiamavano “chiocche”. Ecco che ripensando a quel quadro mi sono tornati alla mente una serie di ricordi della mia infanzia

Ho scoperto poi che un altro amico, Marcello ha avuto anche lui il testo di Chesterton con le avventure di Padre Brown come libro di letture alle medie. Considerand che Marcello ha qualche anno pià di me, noto con piacere che anche altre insegnanti, oltre alla mia, avevano apprezzato il testo di Chesterton.

Ho avito ancora altre risposte e ci sarà modo di parlarne.

Riflettevo sul fatto che c’è ancora qualcuno che si ostina a dire che rete internet, social e informatica in genere non servono a nulla!!!! Mah

Ancora un promemoria, verso la primavera

Raccordo-promemoria e progetti

Terzo promemoria (in assoluto) e primo del 2022. Circa l’inserimento di questi raccordi sul blog avevo qualche perplessità. Mi sono dato una risposta rileggendo il testo di “Aggiungi un posto a tavola”:

“DON SILVESTRO: Nooo. Hai ragione e basta, ma che forse. Posso chiederti una cosa? Perché hai scelto proprio me? E perché proprio il mio paese?

DIO: E perché no?”

E così, senza naturalmente fare impropri paragoni, semplicemente mi sono chiesto perché mai avessi dovuto inserire i raccordi sul blog mi sono dato anche la risposta “E perché no? “

L’ articolo su Montepiesi, la rivista mensile che ha accompagnato la vita di Sarteano per quasi cinquant’anni (1969-2017), è stato via via aggiornato ed ampliato (periodicamente tale aggiornamento viene messo on line), ma siamo ben lungi dal risultato prefissato. Probabilmente in un prossimo futuro l’articolo verrà diviso in due nuovi articoli: uno per la parte generale descrittiva, e uno con l’elenco di una selezione di articoli; naturalmente i due articoli saranno reciprocamente “linkati”. Vale la pena ricordare ancora una volta (chiedo scusa per l’autocitazione “… almeno questo tipo di articoli, di mettere on line non appena raggiunta una sufficiente “presentabilità”, con l’impegno di aggiornarli via via, e, naturalmente di segnalare tali aggiornamenti….”

Ricordo il racconto “Stranieri in terra di Etruria“, recentemente pubblicato e leggermente modificato e corretto. Ringrazio Gianni Oliveti per i preziosi suggerimenti. Dello stesso Gianni Oliveti ricordo il libro “L’antica chiesa fiorentina dei Santi Gervasio e Protasio e il suo territorio” che sto leggendo e di cui presto parlerò.

A proposito delle “Chiacchierate sarteanesi” ribadisco di avere molto materiale da esaminare e riordinare, in modo che la già presente “chiaccherata“, pubblicata la scorsa estate non rimanga a lungo unica e solitaria.

A proposito di Gualtiero Sbardelli, poeta e commediografo di Sarteano, è già presente il breve testo “A partire dal ritrovato sonetto di Gualtiero Sbardelli“, e un secondo articolo è stato pubblicato sulla rivista La Toscana nuova; quest’ultimo dal titolo “Gualtiero Sbardelli. Poeta e Commediografo tra Roma e la Toscana” è stato riproposto su questo blog con lievissime modificazioni. E’ peraltro in preparazione un più ampio pezzo sulla vita e l’opera di Sbardelli con l’ausilio di altri documenti reperiti e di ricerca bibliografica.

L’articolo in cantiere “Laurens Van Der Post e Carl Gustav Jung”, è ancora in preparazione, ma si tratta di tema piuttosto impegnativo. Da segnalare la recente acquisizione di un libro piuttosto importante: “Il cuore del cacciatore” che Van der Post pubblicò nel 1961 e dedicò a Jung, letteralmente: “a C.G. Jung. Per molti motivi, ma soprattutto per il suo grande amore per l’Africa e il rispetto che aveva verso la vita dei suoi piccoli figli aborigeni“. Per quanto riguarda libro “Il cuore del cacciatore” si veda anche più avanti.

A proposito del libro “Radicofani” di Alberto Luchini. Qui c’è davvero aria di novità. Avevo pensato ad una recensione, magari ampia ma pur sempre una recensione. Mi sono reso conto che siamo di fronte ad un testo così ricco di date, di fatti, di personaggi, di eventi storici, di richiami ad opere artistiche e letterarie e quant’altro, che ho deciso di scrivere qualcosa che vada oltre la semplice recensione, qualcosa che potrebbe avere per titolo “Radicofani a partire da un interessante libro” o qualche cosa di simile. Al momento ho già scritto molte pagine; anticipo qualcosa “Va subito detto che questo libro offre molto di più di quello che sembrerebbe essere il mandato delle prime pagine. L’’Autore prende le mosse da come e quanto la costruzione di una variante della Cassia, alla fine degli anni ’60, avrebbe cambiato le dinamiche sociali, turistiche ed economiche di Radicofani. Vedendo la data di pubblicazione, 1970, verrebbe da pensare, con un termine anglofono anzi proprio inglese,  ad un instant book. Per quanto attiene all’attualità non c’è dubbio, ma la ricchezza della descrizione dei fatti storici, geografici, sociali, fa di questo testo uno strumento prezioso per conoscere Radicofani nella sua interezza, ben prima del 1969 e ben oltre i confini delle mura. Parimenti qui non si può parlare di semplice recensione, ma di felice incontro con una narrazione complessa che rimanda a cose conosciute, sì, ma anche e soprattutto alla scoperta di tante interessantissime cose.”

In preparazione, gentilmente richiesto, un testo unito a 44 diapositive da presentare ad un convegno medico. Era tanto che mancava un’iniziativa del genere! Per scaramanzia altro non dico, ma al momento opportuno dirò, anzi scriverò.

Infine ricordo i titoli di lavori in preparazione, che per una serie di motivi non sono ancora completi: “Ricordi ed oblii”, “Marzo, aprile, maggio 2020. Il mondo visto da casa, la casa è il mondo”, “Neologismi e Neologisti”, “A proposito di una raccolta di tavole in base 30 e 44”. Il ritardo è riconducibile essenzialmente ad un fattore comune, ovvero che trattasi di lavori assai impegnativi.

APPENDICE. LIBRI

Nota di aggiornamento libri

Sono rimasto indietro con la lettura, o se si preferisce con le letture. Alcuni libri campeggiano sulla mia scrivania. Forse saranno anche qualcuno di più di quelli che sto citando, ma per il momento metto un punto fermo almeno su questi quattro.

Il primo libro è molto legato alla terra toscana e ai suoi e suoi personaggi famosi sia reali sia immaginari ben riassunti nel titolo: “Un maledetto toscano, Pinocchio, da Carlo Collodi a Curzio Malaparte“. Autore è Mauro Boninsegni che, come si apprende dalla biografia in quarta di copertina è sempre stato affascinato dal personaggio di Collodi; Mauro crea con il testo, ovviamente unito alle immagini, un costante raffronto, un costante parallelo, tra Curzio Malaparte e Carlo Collodi. Lo fa estrapolando frasi dell’uno e dell’altro prese rispettivamente da Maledetti toscani e da Pinocchio, a proposito di temi diversi, dallo spirito toscano al disprezzo, all’ironia e ad altro ancora. Seguirà più ampia trattazione.

Un secondo libro è un libro importante – del resto tutti i libri sono importanti – di un autore famoso e di un’acquisizione curiosa. Si tratta del libro “Il cuore del cacciatore” di Laurens van der Post. L’Autore ha scritto anche una importante biografia di Carl Gustav Jung, una delle mie preferite (Jung e la storia del nostro tempo”, 1976)), e il suo legame con Jung è stato stretto e significativo. L’argomento che più gli ha legati è stato sicuramente l’ Africa. Dicevo che comunque è stata curiosa l’acquisizione di questo libro. Ero in piazza della Libertà a girare tra le bancherelle quando me lo sono trovato davanti, quasi fosse un segno del destino, infatti più volte mi ero riproposto di leggere qualcosa di Van der Post dopo aver apprezzato appunto la biografia di Jung sopra ricordata. Naturalmente ho comprato il libro.

Altro libro, “L’antica chiesa fiorentina dei Santi Gervasio e Protasio e il suo territorio“. è uno dei libri scritti da Gianni Oliveti del quale abbiamo avuto più modo di parlare in altre occasioni, (Tra i vari testi di Gianni ricordo “Gruppo Donatello 60 anni di storia” del 2012 “G: Bandelli & Oliveti Le Cassandre moleste, ovvero poetiche premonizioni sul mondo che muore nei lavori di due artisti Toscani fra il 1969 e il 1985”  del 2019, L’invisibile colore del silenzio del 2011).

Ma torno al testo di Gianni Oliveti dedicato alla chiesa di San Gervasio e Protasio in Firenze. Gianni che ha scritto il libro, e come artista ha approntato le bellissime porte e inserito sue opere pittoriche all’interno della chiesa. Peraltro non è l’unica esperienza del genere di Gianni che ha sue opere in due chiese di Marina di Bibbona. Anche qui c’è una piccola curiosità. Parlando del Mugnone, fiume che l’argomento centrale di un altro libro recentemente letto (“Il Mugnone e i torrenti scoperti o tombati di Firenze” di Pier Paolo Benucci), Gianni mi ha ricordato che anche lui al fiume ha dedicato alcune pagine nel libro su San Gervasio. Nell’occasione Gianni mi ha gentilmente donato una copia del libro. Lo leggerò presto e volentieri ne parlerò.

Ultimo, non ultimo, ma semplicemente quarto in questa trattazione, il libro di Mauro Mari in arte Maris. Dal titolo “Vita… Vita“ è chiaro che si tratta di un’autobiografia scritta al compimento del del settantasettesimo anno. In questo caso non è stata una lettura, ma una rilettura in vita di un mio articolo su Maris che a breve sarà pubblicato su “La Toscana Nuova”.

(possibili modificazioni e ampliamenti)

L’Agenda interventata

Con piacere presento il breve contributo “Agenda interventata” Si tratta di una nota breve, preliminare, cui seguiranno articoli più ampi.

È la storia di una raccolta di disegni molto particolare, a cui io e un gruppo di amici decidemmo di dare il nome di Progetto agenda interventata, dove gli interventi sono creazioni artistiche estemporanee. Ha una data di inizio, il 25 giugno 1997, quando alcuni artisti accettarono di buon grado di arricchire la mia agenda con propri schizzi. Quell’agenda non ha terminato la sua esistenza con il 31 dicembre 1997, ma è “sopravvissuta” ben più a lungo.
Infatti negli anni successivi i disegni sono andati via via sempre aumentando; solo la mancanza di spazio ha di fatto interrotto l’inserimento di ulteriori contributi. Sono più di cento piccole opere, fatte da altrettanti artisti. Per motivi di spazio, sono qui riprodotti solo una piccola parte. Tutti sono per me importanti, ad ognuno di loro e al momento che sono stati eseguiti è legato un ricordo, Sottolineo ancora che vorrei nominarli e inserirli tutti. Lo farò sicuramente in futuro; si consideri dunque il presente come un punto di partenza per le prossime uscite.

E’ motivo di soddisfazione veder pubblicato questo contributo su una rivista così importante e così diffusa in Toscana e non solo in Toscana. Il presente è da considerare un anticipazione/riassunto di una più ampia trattazione.

Rif.to bibliografico

Della Lena Roberto: L’agenda Interventata. La Toscana Nuova, Febbraio 2022, pag. 26

Attività del Gruppo Donatello 2021

Attività del Gruppo Donatello 2021

L’anno 2021, per quanto riguarda le attività del Gruppo Donatello, è stato sensibilmente migliore del precedente, ma indubbiamente ben lontano da quanto svolto negli anni 2019 e precedenti, sia per numero e sia pre frequenza di eventi realizzati. Tuttavia, con un cauto ottimismo (la cautela è d’obbligo sempre e comunque) ma anche con un entusiasmo mai placato, i Donatelliani hanno dato vita ad una serie di iniziative nel segno di una incoraggiante ripresa.

Riassunto attività 2021

Durante il 2021 sono state allestite sei Mostre personali e tre mostre Mostre collettive (una in esterno), a cui vanno aggiunte le due tradizionali iniziative che nel 2020 non avevano avuto luogo per i noti motivi: la Mostra in Piazza e la Collettiva di Natale. Nel 2021 è stata regolarmente convocata e svolta l’assemblea dei soci, mentre soltanto due sono state le riunioni di Consiglio del Gruppo. Alle iniziative svolte vanno poi aggiunte un Convegno, la presentazione di un libro, il regolare svolgimento della Giornata Donatello, l’allestimento dei due Presepi.

Durante i primi quattro mesi del 2021 nessun evento ha avuto luogo. Sono invece continuati, molto probabilmente intensificati, i rapporti telefonici e telematici tra i Donatelliani. Da essi sono scaturite molte proposte e progetti.

1 Maggio 2021 “Testimonianze degli artisti del Gruppo Donatello al tempo del Coronavirus“, nel giardino di Villa Arrivabene, sede del Quartiere 2. Non si è trattata di una mostra tradizionale, ma dell’esposizione di quattro grandissimi manifesti su cui sono stati riprodotti i lavori dei Donatelliani (pitture, disegni, fotografie, sculture), spesso arricchiti da un testo che esplicativo dell’opera o altre volte di commento e riflessione sul difficile momento che stiamo attraversando. I quattro grandi pannelli sono stati esposti a partire dal primo Maggio 2021 nel giardino del Quartiere 2 di Villa Arrivabene. Alcuni lavori erano stati presentati on line nel periodo più buio della pandemia, ovvero nella primavera del 2020. (Riferimenti bibliografici. Testimonianze degli artisti del Gruppo Donatello al tempo del Coronavirus, documento WEB visto e letto 4.1.2022 )

26 Maggio 2021 Assemblea dei soci ovvero ritrovarsi. 26 Maggio 2021. Un mercoledì come tanti altri. Anzi no. In tempi normali l’assemblea dei soci, pur importante, in un riassunto di attività come il presente, sarebbe stata solamente citata per completezza di informazione. Quella di quest’anno ha avuto valenza e significato assai particolari: ritrovarsi, rivedersi, forse un nuovo inizio.

31 Maggio 2021 Mostra in Piazza. Dopo un anno di sosta imprevista e imprevedibile, è ritornata la “Mostra in Piazza 2021” degli artisti del Gruppo Donatello. Inaugurata Lunedì 31 Maggio 2021 in piazza Donatello. La mostra in piazza è stata allestita riproponendo i pannelli già esposti nel Maggio 2021al Quartiere 2, a cui sono ne stati aggiunti due nuovi.

29 Luglio 2021 inizio proposte sul WEB si veda “A proposito di una raccolta di tavole in base 30 e 44” e “L’archivio della Giuse” come integrazione digitale de “Gli artisti si raccontano” – ciclo di conferenze ideato nel 2019 da Luana Lapi – in attesa di riprendere regolarmente in presenza al cento per cento o quasi!

18 Settembre 2021 “Spirito e materia” Opere di Cinzia Pistolesi, Romano Sestito, Paolo Vannini. Tre Artisti molto validi e assai diversi tra loro per tecnica e per contenuti. Li accomuna una sorta di “Dove eravamo rimasti?” Infatti la loro mostra doveva svolgersi nel Febbraio 2020, poco prima del blocco delle attività in seguito alla pandemia. In questo senso l’evento ha avuto anche un forte valore simbolico di ripresa, di nuovo inizio. Cinzia Pistolesi, precedenti mostre al Donatello nel 2016 e nel 2017 e numerose altre personali e collettive in sedi diverse; ben tratteggia e sintetizza la propria arte: “Non esiste soluzione di cambiamento fra il mondo superiore dello spirito e quello inferiore della materia … nella danza fra spirito e materia che tendono a sincronizzarsi come a cercare un armonica unione … La soluzione delle forme è e vive nel concetto del sé proiettato all’infinito dall’opera dell’anima dove nasce il sapere Assoluto.” Paolo Vannini propone la sua figurazione inconfondibile; anche Paolo ben descrive se stesso: “cercare l’ordine e l’equilibrio nel caos del soggetto affinché diventi chiara l’anatomia del lavoro, come d’altronde diceva il mio maestro Staude, e poi vedere lentamente e vigorosamente il pensiero che si trasforma in quadro“. Singolare e preziosa la ricerca artistica proposta da Romano Sestito, che vede il legno protagonista indiscusso. A partire da un’accurata scelta del materiale, tipo, dimensione e forma, Romano, che per lunghi anni è stato insegnante di materie letterarie, da sempre coltiva anche la passione per il legno, passione a cui negli ultimi anni ha potuto dedicare più tempo per creare quelle che egli stesso ha definito “opere lignee cerca di dare dei simboli, dove le superficie diventano valori descrittivi, allusivi e simbolici


2 Ottobre 2021 “Variazioni 2019” Mostra Giusi Naletto. Attività espositiva intensa e frequente dal 1993, alla sua terza mostra al Donatello, dopo una personale del 2013 (“Per Rina Riva”) e una del 2017 (“Paesaggi e Omaggio a Licata”). , Giusi propone una sua recente produzione, annunciata nel titolo, ovvero una serie realizzata nel 2019. Luci e colori, e soprattutto i loro accostamenti e l’armonia con cui sono proposti pittura e la grafica di Giusi ci trasmettono un’emozione che ben riassume Tonelli: “Ma l’arte di Naletto è qualcosa che ci scuote da dentro a fuori, è un’arte crescente, è un’arte che ci parla e ci guida attraverso un mondo magico. Dove tutto è possibile e nulla allo stesso tempo. Insomma, è come contemplare una aurora boreale […] L’arte di Giusi ci trasporterà dall’altra parte del quadro. E’ precisamente questa bellezza debordante che si distende, che riempie tutta la superficie senza lasciare neanche un piccolo dettaglio […]”

2 Ottobre 2021 Co-Partecipazione a “Castelli in Arte e Sammezzano“. La Mostra, svoltasi presso la “Casa di Dante Circolo degli Artisti” congiuntamente organizzata dalla stessa Società degli Artisti Casa di Dante, dall’Istituto Italiano dei Castelli – Sezione Toscana e dal Gruppo Donatello (presente con diciotto artisti) e la partecipazione ed il patrocinio del Comitato FPXA Sammezzano. Una nostra socia, Anna Maria Calamandrei Santi ha avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione e realizzazione dell’evento mettendo in atto una sinergia da sempre auspicata tra sodalizi artistici. Peraltro Anna Maria era già stata promotrice di una precedente mostra sui Castelli al Gruppo Donatello svoltasi nel 2019. (Riferimenti bibliografici: Mostra Castelli in arte – Sammezzano in Notiziario n. 9 della Società delle Belle Arti-Casa di Dante, Firenze, Documento WEB visto e letto 3 2 2022; Castelli in Arte e Sammezzano – 2021, Firenze 2-14 Ottobre 2021, Catalogo della Mostra (a cura di Anna Maria Calamandrei Santi e Andrea Martini) con testi di: Anna Maria Calamandrei Santi, Franco Margari, Ugo Barlozzetti, Fabio Pignatelli della Leonessa, Nicoletta Maioli, Massimo Sottani, Domenico Taddei, Gianni Oliveti, Giovanni Giusti).

15 Ottobre 2021 Omaggio a Fedora Barbieri al Teatro Comunale. “Oltre il sipario”, Foyer del teatro del “Maggio venerdì 15 ottobre. “Mi par d’udir ancora: un ricordo di Fedora Barbieri” vedi qui https://www.maggiofiorentino.com/oltre-il-sipario/quel-cantar-che-nellanima-si-sente-2 – Intervento del prof. Ugo Barlozzetti figlio di Fedora Barbieri, nonché Presidente del nostro Gruppo Donatello

16 Ottobre 2021 “Un artista al polo” Mostra personale di Filippo Cianfanelli. Artista figurativi, di solito prediligge i temi della campagna toscana, stavolta sviluppa un tema assai particolare, quello di scenari polari legati ad un recente viaggio, Agosto 2021, al Polo Nord, piò precisamente alle Isole Svalbard, 2000 chilometri a nord di Oslo. Gli scenari straordinari, e inconsueti come soggetto pittorico, hanno permesso a Filippo di realizzare un gran numero di disegni e di fotografie. Al ritorno a Firenze, molti disegni si sono trasformati in pittura ad olio a realizzare una serie di opere molto diverse dalla produzione abituale. Lo stesso Filippo sottolinea che “Queste opere hanno colori molto diversi da quelli dei miei tradizionali paesaggi, alcuni dei quali sono qui esposti, dove prevalevano i colori caldi, ma ci si ritrova in pieno il mio stile anche se l’azzurro ha preso il posto dell’arancio, grazie anche alla preparazione di fondo di colore rosa che, nei punti dove affiora fra le pennellate, dà trasparenza e freschezza ad ogni opera. In questa mostra ho voluto esporre anche alcune mie opere in ceramiche che sembrano rimandare ai colori dell’artico, così come alcuni ingrandimenti delle fotografie più interessanti da me scattate durante il viaggio” (Riferimenti. Gruppo Donatello Mostra di Cianfanelli “Un artista al Polo” Documento WEB visto e letto 4.1.2022)

19 Ottobre Riunione di Consiglio del Gruppo. E’ stato parlato del futuro del Gruppo alla luce della presente situazione, situazione, che pur migliore rispetto a un anno fa, pur con segni di ripresa è ancora difficile e ben lontana da quella deli anni 2019 e precedenti. Viene deliberato di assegnare il Premio Donatello 2021 al prof. Francesco Gurrieri e che la tradizionale medaglia Pisanelliana sarà modellata da Marco Orsucci

30 Ottobre 2021 “Mondo silente” Mostra personale di Angiolo Benedetti. Una bella pittura ispirata alla tradizione classica, una figurazione elegante, quella di Angiolo , fatta di nature morte, di vedute, ritratti, paesaggi, tutti ritratti rigorosamente dal vero, in larga parte ispirati dalla quiete della sua Rapolano e ivi creati. E ancora Rapolano è è stata la sede della sua precedente mostra “Luci e Colori” del 2019. Gli interventi di Ugo Barlozzetti e Roberto Della Lena hanno ripreso, confermato e anche sottolineato quanto annunciato già dall’Artista in catalogo; “Se nella pittura di paesaggio ci sono dei paralleli con la pittura macchiaiola, nella natura morta non lascia intravedere collegamenti con artisti precedenti precedenti: il suo occhio scientifico gli ha permesso di indagare e risolvere magistralmente le difficoltà che si potevano incontrare nel rappresentare tali soggetti.”

13 Novembre 2021 “Natura o Natura” Mostra personale di Carla Arfaioli. Carla Arfaioli ben tratteggia sinteticamente se stessa nei confronti dell’arte”Sono approdata alla pittura dopo essermi laureata in Medicina e Chirurgia e svolto l’attività di medico, seguendo un interesse nato alle scuole medie e poi abbandonato. Ho incominciato a frequentare lo studio di pittura “Arpia” a Firenze.” Ha avuto come insegnanti Maria Teresa Biffi Gentili e Shuko Matsuzawa, con cui ha appreso le tecniche dell’acquerello e della pittura ad olio. Ha al suo attivo varie mostre collettive e personali. I temi della natura, come si evince anche dal titolo sono i preferiti da Carla. Peraltro interessante il titolo che può consentire la scelta tra letture “Natura-Inquinamento versus Natura-Tutela” ma anche come “Tributo e onore alla natura”.

27 Novembre 2021 Ritratti dell’anima. Mostra personale di Emilia Barbolani di Montauto. Appropriato e quantomai esplicativo il titolo per una mostra in cui i numerosi ritratti esposti, tecnicamente superlativi ed emotivamente coinvolgenti. Disposizione e passione per la pittura hanno sempre coesistito nell’Artista. Dopo una carriera universitaria brillante come docente di chimica presso l’Ateneo di Firenze, ha, negli ultimi anni espresso a pieno la sua arte. Ha avuto frequentazioni e insegnanti importanti come Charles Cecil, Hazel Morgan, Rebecca Harp. Molte sue opere a carattere sacro collocate in sedi importanti: un ritratto di San Donato nel Seminario di Arezzo, un ritratto di Giovanna Antide Turè nella Casa di riposo a Gargonza, altre opere presso la chiesa di S. Andrea in Oliveto (AR) e nella Cappella della Misericordia di Badia a Ripoli a Firenze. Dopo molte personali e collettive è la sua prima esposizione al Donatello.

11 Dicembre 2021 “Un passo ancora” E’ la quarta personale di Wilma Mangani allestita al Donatello negli ultimi cinque anni. Va ad aggiungersi a “Il profumo dei miei fiori“ (2018).  “Interni spazi” (2016), “Sessant’anni d’arte” (2013). Come si nota, già nel 2013 Wilma festeggiava sessant’anni di attività! In questo lunghissimo periodo ha dipinto, moltissimo approdando all’astratto dopo una fase figurativa; ha sperimentato ha diretto per un decennio la galleria fiorentina Arteuropa. Riassumendo, dalla presentazione all’ultima personale: “Figurativa da sempre, negli anni recenti, è stata sempre più attirata verso le astrazioni e le ricerche sui più vari materiali, anche e non soltanto pittorici, che nonostante le sue non poche primavere non ha mai cessato di sperimentare, passando dalla sabbia al polistirolo, spaziando dalla pittura a strutture plastiche, traforate e quasi incorporee

12 Dicembre 2021 Inaugurazione del Presepe d’Autore al Quartiere 2, nel giardino di Villa Arrivabene, in piazza Alberti. La pioggia ha costretto a rimandare al 12 Dicembre l’inaugurazione prevista per l’8 Dicembre, così la tradizione oramai consolidata è stata rinnovata. Ha dato il benvenuto alla manifestazione il presidente del quartiere Michele Pierguidi. Per il settimo anno consecutivo allestito il Presepe che vede sagome a dimensione naturale – realizzate dagli Artisti del Donatello – di personaggi tradizionali con accanto personaggi contemporanei popolari e anche della vita di tutti i giorni. (Riferimenti. Presepe d’autore al Quartiere 2 Documento WEB visto e letto 4.1.2022 )

13 dicembre 2021 Convegno sul tema: “Donatello e il suo tempo. Riflessioni sul senso della vita e dell’arte“, nell’ambito della GIORNATA DI DONATELLO. Il Convegno si è svolto nel saloncino Paolo Poli del Teatro della Pergola. Ha coordinato i lavori il Prof. Ugo Barlozzetti, Presidente del Gruppo Donatello. A seguire le relazioni dell’ Arch. Francesco Gurrieri, che ha presentato la reazione “Donatello e la beffa di Prato“; i lavori sono proseguiti con la relazione dell’Arch. Francesco BandiniDalle radici della nostra cultura alle radici della nostra fede
Dopo gli interventi preordinati un vivo dibattito sui contenuti, e ancora considerazioni e interventi dei soci circa i problemi attuali e futuri del Gruppo Donatello.


13 Dicembre 2021 Omaggio a Donatello nella Cripta della Basilica Laurenziana con la cerimonia della deposizione delle tradizionali ghirlande presso la tomba di Donatello nel giorno della sua morte. Un ricordo che puntualmente si rinnova ogni anno nei sotterranei della basilica laurenziana. Tre verdi ghirlande: l’olivo, la quercia, l’alloro vengono deposte come ricordo semplice e umano che si perpetua nel tempo; un segno di fede e di amore verso l’artista e verso la nostra città. Lettura ad opera del Prof. Francesco Bandini di brani dalle «Vite» di Giorgio Vasari, nei quali viene descrittala morte di Donatello. (Riferimenti. Un appuntamento nel segno della tradizione ad opera del Gruppo Donatello. Documento WEB visto e letto 4.1.2022)

13 Dicembre 2021 Nei locali dello storico Caffè Gilli è avvenuta la consegna della “Pisanelliana” al prof. Francesco Gurrieri, Architetto e docente universitario, a cui è stato attribuito il Premio Donatello 2021. La «Pisanelliana» in bronzo è stata modellata dallo scultore Marco Orsucci. Interventi del prof. Ugo Barlozzetti e dello stesso prof. Francesco Gurrieri. (Riferimenti. Il professor Gurrieri nell’Albo d’oro del Premio Donatello. La Nazione Firenze, 14 Dicembre 2021, pag. 19)


17 Dicembre 2021 Presentazione libro di Fabrizio Borghini C’era una volta un rione a Firenze“. Ediz. Masso delle Fate, Signa, 2021. Il prof. Ugo Barlozzetti ha presentato il libro insieme a Fabrizio Borghini, curatore, ma anche autore di vari brani, Siamo di fronte ad un’altra opera corale di Fabrizio Borghini, una raccolta di racconti di fiorentini chiamati a parlare del quartiere dove vivono o dove hanno vissuto un periodo significativo della propria vita; gli Autori provengono dal mondo dell’arte, della cultura, del giornalismo, dello sport, dell’associazionismo, tra loro anche personaggi molto conosciuti. Il libro è in qualche modo un sequel di altra precedente pubblicazione anch’essa curata da Borghini dedicata ai cinematografi di Firenze.

18 Dicembre 2021 Inaugurazione del Presepe presso la Banca di Cambiano. Interventi del Direttore Generale della Banca Francesco Bosio, della Consigliera del Comune di Firenze Maria Federica Giuliani, di Monsignor Domenico Viola, dei Donatelliani Enrico Bandelli e Gianni Oliveti. Anche quest’anno i presepi sono due; sia nel presente che nell’altro allestito al quartiere, i personaggi di oggi convivono con le figure del presepe tradizionale. Tutti gli artisti del gruppo Donatello contribuiscono ogni anno con la realizzazione di nuovi personaggi. Va però sottolineato che due Donatelliani sono gli ideatori del progetto: Enrico Bandelli e Gianni Oliveti.

29 Dicembre 2021 Collettiva sociale; uno degli appuntamenti annuali fissi. Sono state presentate opere di pittura, scultura. grafica, fotografia, computer art. Elenco degli espositori: Ajello, Bandelli, F. Bandini, Barbolani Di Montauto, Beltrame, Benedetti, Biriaco, A. Borgioli, G.C.Borgioli, Calamandrei, Cappello, Cecchetti, Chiarugi, Collini, Craighead, Danti, Del Fungo, Della Lena, Gabellini, Garassino, Giovannini, Giusti, Goggioli, Lapi, Loreto, Maltese, Mangani, Maremmi, Masi, Mercati, Morandi, Muti, Naletto, Oliveti, Orlandini, Orsucci, Paoli, Pesciullesi, Pistolesi, Rinaldelli, Sangirardi, Serafini, Signorini, Tamanini, Toniutti, Vannini,  Weber.

Con la Mostra sociale si chiude l’attività 2021, attività sicuramente non paragonabile a quella del 2019 e degli anni ancora precedenti, ma senz’altro significativa ed in ripresa rispetto a quella dell’anno 2020 in cui tutto ha subito inesorabile rallentamento.

Speriamo dunque in un nuovo anno sereno e artisticamente attivo.

Un bel libro per conoscere il Mugnone

Un bel libro per conoscere il Mugnone 

Si parla del libro “Il Mugnone e i torrenti scoperti o tombati di Firenze” di Pier Paolo Benucci. Parto da alcuni appunti presi dopo la lettura, in vista della presentazione che avrebbe dovuto svolgersi alcuni giorni fa, ma che, per motivi facilmente intuibili nel momento che stiamo vivendo, è stata temporaneamentr rimandata.

Un libro piacevole e interessante da molti punti di vista. Una storia articolata e ben raccontata, la storia di un fiume e di quanto ad esso collegato. Tecnicamente si tratta dunque di un saggio a tema orografico, il cui argomento é ben delimitato, il Mugnone (e in realtà anche i suoi affluenti) dall’origine all’Arno, ma anche il Mugnone e le sue modificazioni nel tempo, un periodo di tempo molto lungo, praticamente da epoche remote, quando Firenze era ancora Florentia,  ai nostri giorni, attraverso una ricerca che si è giovata di  testi antichi, di volumi di storia, della più recente cronaca sulla stampa specializzata, ed anche – pur raramente – di quella quotidiana. 

Tra le opere a cui l’autore si é riferito, il celebre “Dizionario della Toscana” di Emanuele Repetti, e l’altrettanto blasonato “I dintorni di Firenze” di Guido Carocci. Per la stesura del testo Benucci si è poi giovato anche della qualificatissima consulenza dell’Accademia della Crusca.

La prima disanima affrontata è quella dell’origine del nome; prese in esame le teorie susseguitesi nel tempo, pare che la più attendibile sia quella secondo cui l’origine del nome Mugnone sia etrusca.

Durante lettura si scoprono molti eventi significativi legati al Mugnone; le deviazioni avvenute in varie epoche, le cerchie murarie fiorentine con cui i corsi d’acqua, naturalmente in particolare il Mugnone, hanno spesso avuto rapporti. Il tutto arricchito – e a mio avviso fa di questo saggio qualcosa di più di un saggio – da aneddoti, citazioni letterarie, notazioni storiche, artistiche.

Scorrendo le pagine si scopre che passeggiando lungo molte strade della nostra città, di Firenze, è possibile che si stia calpestando quello che un tempo era un corso d’acqua.

Senza entrare in troppi particolari per i quali si rimanda giustamente alla lettura, si può rivivere la storia delle modificazioni urbane attraverso la ricostruzione dei perimetri definiti delle varie cinte murarie che si sono susseguite nel tempo e così si può notare come i fiumi abbiano avuto la loro importanza e con questi le deviazioni relative. 

La descrizione delle varie cinte murarie e delle deviazioni del Mugnone, unitamente ai disegni chiarificatori di Antonietta Borgioli, offrono al lettore un quadro complessivo esauriente e chiaro.

In estrema, ma davvero estrema, sintesi la prima cerchia risalente a qualche decennio A.C. delimitava Firenze entro una superficie di 20 ettari compresa grossomodo tra le attuali vie Tornabuuoni-Cerretani-Proconsolo- Porta Rossa; quattro porte consentivano ingresso ed uscita. La seconda cerchia, bizantina, risale al 540 d.C circa con diminuzione dell’area intramuraria. Altre modificazioni nei secoli fino all’ultima cerchia, la sesta, datata 1280.

Ben tratteggiate anche le deviazioni del Mugnone; una prima deviazione, all’altezza dell’attuale via Ricasoli è davvero lontana nel tempo. meno recente, diciamo così è la seconda, risalente al tempo della prima cerchia muraria. Sono seguite altre tre deviazioni. La quarta e la quinta in particolare furono messe in atto per allontanare il Mugnone dalla cinta urbana.

Naturalmente lettori fiorentini o comunque lettori che conoscono Firenze per averci vissuto, o temporaneamente soggiornato per lavoro, per studio o per altri motivi, troveranno nella lettura anche qualcosa di familiare avendo avuto certamente a che fare col Mugnone magari alle Caldine, o al Ponte Rosso o altrove ancora, anche soltanto per esserci passati accanto o per averlo usato come punto di riferimento.

Probabilmente questo ultimo aspetto non è uno dei risultati che l’Autore si era riproposto ottenere, o forse si. Ma si sa la lettura e sicuramente apprendimento acculturazione, ma anche starting point per ulteriori riflessioni. La lettura stimola la fantasia, e talora apre i cassetti dei ricordi, mettendo in relazione il proprio vissuto con quanto si sta leggendo.

Il Mugnone mi ricorda gli anni del liceo scientifico Da Vinci quando venendo da Firenze nord non esisteva la direttrice per via Mariti e per attraversare esisteva l’unico ponte oggi intitolato a Gandi e allora senza nome

Superfluo ricordare come il 4 novembre 1966 sia uno dei ricordi maggiormente condivisi, ricordo dell’Arno e quindi anche del Mugnone che “nel suo picolo” non fu in quella tragedia da meno dell’Arno. E non lo fu neanche in molte altre circostanze alluvionali come quella del 1936 e quella recentissima del 1992.

Quando ho letto che un rio di quelli descritti era citato nel Decameron nella novella in cui viene fatto uno scherzo a Buffalmacco mi è venuto in mente che lungo l’argine e dell’Affrico a metà degli anni 60 veniva attuato  uno scherzo assai meno commendevole e non consegnato alla letteratura: lo “Scherzo della Franchina”.

E basta coi ricordi sennò non si smette più.

Concludendo  due sono gli aspetti che ho particolarmente apprezzato: la chiarezza espositiva e la straordinaria capacità di sintesi. Tali doti derivano evidentemente da un talento naturale, ma anche  dal fatto che Pierpaolo Benucci ha esercitato  a lungo insegnamento Da sottolineare ancora una volta la profonda attenta ricerca bibliografica. Rilevanti e utili alla fine della migliore comprensione del testo sono anche gli accurati esplicativi e già ricordati disegni di Antonietta Borgioli

Mi fermo qui  facendo sinceri complimenti all’Autore e all’Illustratrice.

Qualche ricordo e alcune notazioni personali (ovvero citazioni e chiacchiere ulteriori che in un blog ci possono stare ma che in realtà poco hanno a che fare hanno con il libro!). Nel senso che sono andato a ripescare il Mugnone tra i miei file!

Mi correggo. Il libro c’entra, eccome! La lettura del testo di Pierpaolo mi ha suscitato la curiosità! Del resto la lettura serve anche a questo!

Cecioni A: Passeggiata sulle mura di Firenze, Un affascinante progetto realizzabile spendendo pochi soldi. La Città.(quotidiano di Firenze) Purtroppo non conosco la data esatta dell’evento, ma dovrebbe risalire alla metà degli anni ’80. In quell’occasione il giornalista intervistò l’Architetto Francesco Bandini; alcune sue parole: “Noi oltre allo studio della passeggiata sulle mura ci siamo dedicati ad altri problemi come il parco fluviale a monte della città, l’oasi faunistica nella zona di Castello o la passeggiata lungo il Mugnone. Noi proponiamo, sta ai politici poi scegliere se realizzare o meno“. Si veda anche Gianni Oliveti: Gruppo Donatello 60 anni di storia, Press Service, Sesto Fiorentino, 2012, pag. 67)

Oliveti G.  “L’antica chiesa di San Gervasio e il suo territorio”, Firenze,  Messaggerie Toscane Ed., 2008, pp.128. In due pagine del libro in l’Autore accenna al fosso di San Servasio.

Malaparte C. Curzio Malaparte, nel suo memorabile “Maledetti toscani” dedica un capitolo all’Arno, l’VIII “L’Arno è un fiume che ride, il solo fiume, in, Italia, che ride in faccia alla gente”. In rtale capitolo, di cui ho per il momento reperito solo il titolo, Malaparte parla anche del Mugnone. Se trovo il testo lo citerò!

Sforzi R.: Cognati d’Italia creative & vertigo. Catalogo della Mostra “Quaternità (Spalanca le tue braccia)”, Firenze 9 Giugno 2008. Dal testo “…Impetuosa performance stilistica al cinema teatro Puccini: davanti il Mugnone e dietro l’Arno, sotto il fosso macinante e sopra la torre a vetri. E quei tipi chi sono? Forse i 4 punti cardinali?“. In Press per altra pubblicazione.

Ho reperito il Mugnone anche in un libro di recenti letture:   

Spinelli  Enrico: “Fra il Terzolle e il Mugnone nasce il villaggio Forlanini”, in Borghini F. (a cura di): C’era una volta un rione a Firenze. Pag. 238. Masso delle Fate Edizioni 2021

Morozzi   Daniela: “Sul Ponte alle Riffe per ammirare il Mugnone”, in Borghini F. (a cura di): C’era una volta un rione a Firenze. Pag. 144. Masso delle Fate Edizioni 2021

(Testo suscettibile di ulteriori modificazioni)